Il rapporto tra fauna selvatica, animali domestici e popolazione umana è profondamente cambiato. L’intensificazione delle attività antropiche, la crescente prossimità tra specie selvatiche e domestiche e le diverse forme di utilizzo del territorio — dalla gestione venatoria alla filiera della selvaggina — hanno delineato scenari nuovi e complessi per la sanità animale e la salute pubblica.
La condivisione degli ambienti favorisce infatti la circolazione di agenti infettivi e parassitari, alcuni dei quali di rilevanza zoonosica. Gli animali selvatici possono fungere da serbatoio o contribuire alla diffusione di importanti malattie trasmissibili agli animali domestici, con rilevanti conseguenze sanitarie ed economiche, come nel caso dell’influenza aviaria e della peste suina africana. Parallelamente, la manipolazione e il consumo di selvaggina possono costituire una via di esposizione dell’uomo a pericoli di natura batterica, virale e parassitaria.
In tale contesto, il medico veterinario riveste un ruolo centrale nella sanità pubblica veterinaria e deve disporre di un quadro organico, chiaro e aggiornato sul ruolo ecologico e sanitario della fauna selvatica e dei prodotti che ne derivano. In questa prospettiva, il percorso formativo risponde alla necessità di:
i) aggiornare le competenze relative alla gestione delle problematiche sanitarie connesse alla fauna selvatica e ai prodotti da essa derivati;
ii) approfondire il ruolo delle istituzioni e dei diversi attori coinvolti nelle attività di sorveglianza;
iii) promuovere strategie mirate di prevenzione e mitigazione del rischio, a tutela della sanità animale e della salute umana.