Le Malattie Croniche Non Trasmissibili (MCNT) sono patologie a lungo decorso, non contagiose, che causano oltre il 70% dei decessi a livello globale. Tra queste un ruolo prioritario lo rivestono Obesità e Diabete tanto che oggi, relativamente alla loro frequenza, siamo autorizzati a parlare di sindemia e non di epidemia. Il termine sindemia sta per sinergia di epidemie, che si verificano contemporaneamente nel tempo e nello spazio, interagiscono tra loro per produrre conseguenze complesse e hanno fattori sociali comuni.
Il diabete, da molti anni, è riconosciuto come patologia sociale (Legge 115/1987), garantendo il diritto alla gratuità dei presidi terapeutici (strisce, aghi) e dei farmaci. L'Italia è stato il primo Paese al mondo a riconoscere l'Obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, tramite l'approvazione definitiva della "Legge Pella" (Ddl 1483) nell'ottobre 2025. La normativa mira a garantire cure appropriate, inserendo il trattamento nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e contrastando lo stigma sociale.
Il progressivo aumento delle malattie croniche non trasmissibili, l’invecchiamento demografico e la crescente esposizione a determinanti ambientali, sociali ed economici avversi hanno messo in crisi i modelli di welfare dei Paesi ad alto e medio reddito che mostrano limiti evidenti nel rispondere a bisogni di salute complessi, fortemente influenzati dal contesto di vita. Obesità e Diabete si configurano non solo come fattori di rischio individuali, ma come veri e propri moltiplicatori di vulnerabilità sanitaria, capaci di incidere trasversalmente su numerosi esiti clinici.
L’introduzione di nuove terapie farmacologiche per la gestione del peso e del controllo glicometabolico rappresenta una delle innovazioni più significative degli ultimi anni nel campo della prevenzione e del trattamento delle malattie croniche non trasmissibili così come l’ibridazione tra wellness economy e sistemi sanitari. Sfortunatamente, una carenza significativa nell'approccio generale è l’incapacità di tradurre in una pratica virtuosa i risultati della ricerca e delle osservazioni scientifiche. È indiscutibile la necessità di attivare programmi di traslazione che consentano, attraverso un’azione sinergica, di trasformare le evidenze in pratiche cliniche e terapeutiche adeguate al periodo storico-sanitario che stiamo vivendo.