Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia e costituiscono un rilevante problema di salute pubblica, con un impatto clinico, sociale ed economico significativo. Nonostante i progressi nelle strategie terapeutiche e il consolidamento delle linee guida, persiste un rischio cardiovascolare residuo rilevante, in particolare nei pazienti ad alto rischio, con comorbidità multiple o con una storia di eventi cardiovascolari maggiori.
Negli ultimi anni l'approccio clinico ha consentito un miglioramento sostanziale nella gestione dell'evento acuto e nell'ottimizzazione della terapia ipolipemizzante, grazie a un uso sempre più appropriato di statine ad alta intensità, ezetimibe e, nei casi selezionati, inibitori di PCSK9. Tuttavia, l'incidenza di recidive rimane elevata, anche in pazienti che raggiungono i target raccomandati di colesterolo LDL. Questo dato evidenzia come il solo controllo dell'LDL-C, pur rappresentando un pilastro fondamentale della prevenzione cardiovascolare, non sia sufficiente a garantire una protezione completa. Un numero significativo di pazienti in terapia ipolipemizzante ottimale presenta infatti un'alterazione persistente di altri marker lipidici, in particolare dei trigliceridi, oggi riconosciuti come fattore causale indipendente di rischio cardiovascolare. Questi pazienti, spesso definiti come "no-option", sono caratterizzati da un rischio residuo elevato, da un apparente raggiungimento dei target terapeutici e da una percezione di limitate possibilità di intervento farmacologico. Tuttavia, essi presentano un target ancora aggredibile e modificabile: l'ipertrigliceridemia.
In questo contesto, terapie innovative come l'Icosapent Etile stanno ridefinendo l'approccio alla prevenzione cardiovascolare, affiancandosi alla terapia ipolipemizzante standard e offrendo nuove opportunità terapeutiche anche nei pazienti già a target LDL-C ma ancora esposti a un rischio cardiovascolare residuo significativo. Diventa pertanto essenziale promuovere un percorso formativo diffuso, pragmatico e orientato alla pratica clinica, volto a ottimizzare l'impiego della terapia ipolipemizzante nel suo complesso, migliorare l'identificazione dei pazienti candidabili alle strategie aggiuntive, ridurre le barriere prescrittive e favorire un'integrazione più ampia e appropriata delle nuove opzioni terapeutiche nella pratica quotidiana, attraverso il coinvolgimento attivo degli specialisti del territorio.