La terapia cognitivo-comportamentale basata sulla tecnica di esposizione con prevenzione della risposta, secondo le attuali evidenze scientifiche, la strategia di intervento elettiva per il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Ciononostante, una proporzione non trascurabile di pazienti tende a rifiutare questo approccio terapeutico, ad abbandonarlo prima di una conclusione condivisa con il professionista o a non rispondere in modo ottimale. La riflessione di clinici e studiosi ha sollevato, nel corso degli anni, sempre più la consapevolezza di integrare nel percorso strategie di intervento che prevengano il fenomeno dell'abbandono precoce, ne potenzino l'efficacia, favoriscano la stabilizzazione a lungo termine dei risultati e producano un cambiamento in aree del funzionamento del paziente non strettamente correlate alla sintomatologia. Il modello della terapia cognitivo-comportamentale, nel suo insieme, sta conoscendo nei decenni un processo di avanzamento e integrazione teorica con altri modelli psicoterapeutici. Integrazione che porta a uno spostamento dell'attenzione da aspetti puramente comportamentali e cognitivi associati alla sintomatologia, come nelle tecniche di esposizione e ristrutturazione cognitiva, a quelli metacognitivi, quali la valutazione cognitiva che il paziente dà ai propri pensieri e comportamenti come in terapia metacognitiva, passando attraverso l'esplorazione del significato dei sintomi nella storia familiare di attaccamento della persona quale parte di un copione relazionale ricorrente in Schema Therapy, alla promozione di processi di accettazione e osservazione non giudicante dei pensieri nell'Acceptance and Commitment Therapy e nelle terapie basate sulla Mindfulness, sino all'importanza di un atteggiamento empatico nel paziente verso se stesso, come nella Compassion-Focused Therapy. Le evidenze scientifiche circa questi nuovi modelli di terapia cognitivo comportamentale, detti "di terza generazione", sono ancora oggetto di ampio dibattito ma molto promettenti. Parallelamente a questo percorso storico-paradigmatico, nella terapia cognitivo-comportamentale del DOC, osserviamo la rapida evoluzione di tecnologie digitali che trovano oggi un ventaglio sempre più creativo di applicazioni e rispondono ad alcune specifiche esigenze del delicato trattamento di questa condizione. Da strumentazioni di realtà virtuale a supporto della terapia di esposizione ad app per smartphone per la psicoeducazione sul disturbo, alla compilazione di scale e diari di autovalutazione o lo svolgimento di esercizi, passando per piattaforme di videoconferenza che permettono sedute "da remoto". Sono oggi disponibili "pacchetti" terapeutici che contengono moduli basati sulle evidenze, uno strumento di auto-aiuto che il paziente può utilizzare in modo autonomo, senza contatto con il professionista, o integrato nel lavoro svolto in seduta dal clinico. Settore innovativo e in continua espansione che, se ha incontrato iniziale sviluppo nei contesti sociosanitari anglofoni e del nordcentro Europa, diviene oggi un'avvincente sfida anche nei setting clinici del nostro Paese.