Il fenomeno delle aggressioni ai sanitari in italia è in costante crescita e rappresenta una vera emergenza sociale e di sicurezza.
I dati ufficiali del Ministero della Salute, attraverso l’Osservatorio che ha visto il docente dell’evento come componente nella fase di insediamento e per i primi tre anni di esercizio, evidenziano quanto segue.
I numeri: nel corso del 2025 si sono registrate quasi 18.000 aggressioni, che hanno coinvolto oltre 23.000 operatori (infatti un singolo episodio può colpire più persone contemporaneamente).
Genere: le donne sono le vittime principali, rappresentando oltre il 60% (e in alcune regioni fino al 70%) dei lavoratori colpiti.
Tipologia di violenza: la stragrande maggioranza delle aggressioni è di tipo verbale (circa il 69%) tra insulti, urla e minacce. Tuttavia, le aggressioni fisiche (circa il 25%) con sputi, spintoni, schiaffi o pugni restano una quota allarmante, a cui si aggiunge un 6% di danni alle proprietà e alle strutture.
Dove si Rischia di Più, e quali le categorie più colpite: gli infermieri sono in assoluto i più esposti, rappresentando circa il 55-58% delle vittime complessive. Fra questi ovviamente le donne sono colpite con molta maggior frequenza, in quanto l’80% circa del corpo professionale è di genere femminile. Seguono i medici (circa il 16-17%) e gli operatori socio-sanitari (OSS) (circa l'11-12%).
I reparti caldi: I contesti a più alto rischio sono i Pronto Soccorso, i servizi di emergenza-urgenza (118), le aree di degenza ordinaria e le strutture psichiatriche o territoriali.
Gli aggressori: nella quasi totalità dei casi le violenze vengono perpetrate dai pazienti stessi o dai loro familiari/accompagnatori.
Le Cause Principali. Le attese sono spesso la causa scatenante e in certe situazioni le attese non possono semplicemente essere azzerate.