L’osteoporosi rappresenta una condizione clinica ad elevato impatto sanitario, ma la sua interpretazione e il suo trattamento non possono prescindere dal contesto biologico, clinico e terapeutico in cui essa si manifesta. Tra questi, la malattia renale cronica rappresenta una complessità ulteriore: alle tradizionali determinanti della fragilità scheletrica si sovrappongono le alterazioni del metabolismo minerale e osseo proprie della CKD-MBD, con effetti rilevanti sulla quantità, sulla qualità e sul turnover dell’osso.
Già nelle fasi iniziali della malattia renale cronica possono comparire modificazioni dell’omeostasi calcio-fosforo, della vitamina D e del paratormone, che tendono ad accentuarsi con la progressione della disfunzione renale. Iperparatiroidismo secondario, infiammazione cronica, tossine uremiche, sarcopenia, ridotta performance fisica e aumentato rischio di cadute concorrono così ad aumentare il rischio di frattura, perdita di autonomia e peggioramento della qualità di vita.
In questo contesto, il termine CKD-related osteoporosis identifica una condizione di fragilità scheletrica che non può essere definita né gestita esclusivamente sulla base della densità minerale ossea. La stessa riduzione densitometrica può infatti sottendere meccanismi patogenetici differenti, inclusa la presenza di malattia ossea a basso o alto turnover, rendendo necessaria un’interpretazione integrata del quadro clinico, biochimico e strumentale. Densitometria, imaging, storia fratturativa, valutazione del rischio di caduta, calcio, fosforo, paratormone, fosfatasi alcalina, vitamina D e bone turnover markers devono quindi essere letti alla luce dello stadio di CKD, delle terapie in corso e del profilo individuale del paziente.
La complessità aumenta nel paziente in dialisi, nel candidato al trapianto e nel ricevente di trapianto renale, nei quali l’iperparatiroidismo persistente, l’esposizione a corticosteroidi e immunosoppressori e la rapida evoluzione in senso peggiorativo del metabolismo minerale possono contribuire a una fragilità ossea clinicamente rilevante. In tali situazioni, le decisioni relative alla correzione dei disordini minerali, alla terapia farmacologica dell’osteoporosi, all’impiego di calciomimetici o all’eventuale paratiroidectomia richiedono una stretta integrazione tra nefrologo, endocrinologo, reumatologo, radiologo e chirurgo.
Il Nephrobone meeting. intende quindi proporre un confronto multidisciplinare e pragmatico, capace di collegare fisiopatologia, diagnostica e trattamento della CKD-related osteoporosis alle situazioni concrete della pratica clinica. Attraverso sessioni dedicate, tavole rotonde, l’obiettivo è individuare terreni comuni tra discipline diverse e tradurre la complessità in percorsi diagnostico-terapeutici condivisi, personalizzati e sicuri per il singolo paziente.