Le amiloidosi sistemiche rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie complesse, multi-organo e a prognosi severa, accomunate dal reattivo e progressivo deposito extracellulare di fibrille proteiche insolubili. Storicamente catalogate nel novero delle malattie rare e orfane di trattamento, queste condizioni sono oggi al centro di un radicale cambio di paradigma epidemiologico e terapeutico. Recenti evidenze scientifiche e autoptiche hanno infatti scardinato il vecchio bias percettivo, svelando che l’amiloidosi– in particolare la forma da transtiretina wild-type (wtATTR) – non è una patologia rara, bensì una condizione ampiamente sottodiagnosticata, rilevabile in una quota significativa di pazienti anziani affetti da scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata (HFpEF) o da stenosi aortica severa.
Nonostante la disponibilità di moderne tecnologie di imaging non invasivo e biomarcatori ultra-sensibili, la gestione clinica di queste patologie sconta ancora un drammatico ritardo diagnostico, che spesso supera i 24 mesi dalla comparsa dei primi sintomi. Nelle forme più aggressive, come l’amiloidosi a catene leggere (AL), tale latenza temporale si rivela fatale, poiché la tossicità diretta delle catene leggere libere circolanti arreca un danno miocardico e renale a rapida evoluzione e spesso irreversibile.
La prognosi e l'efficacia terapeutica sono oggi strettamente subordinate alla tempestività del sospetto clinico e all'attivazione di un percorso diagnostico multimodale e interconnesso. L'algoritmo decisionale moderno permette di raggiungere la certezza di agnostica in modo non invasivo integrando lo screening biochimico-ematologico (immunofissazione e dosaggio FLC), l'ecocardiografia avanzata con Speckle Tracking, la Risonanza Magnetica Cardiaca e la scintigrafia ossea con traccianti difosfonati. La corretta e precoce caratterizzazione eziologica del precursore proteico (tipizzazione) costituisce lo spartiacque imprescindibile per l'avvio delle nuove strategie terapeutiche modificanti la malattia (farmaci per il silenziamento genico, stabilizzatori del tetramero epatico della TTR, e immunoterapie anti-CD38).
Questo corso FAD (Formazione a Distanza) nasce dalla stringente necessità di fornire a tutti gli attori della rete assistenziale — dal Medico di Medicina Generale agli specialisti d'organo — gli strumenti culturali e metodologici per riconoscere i "red flags" sistemici (es. la coesistenza di sindrome del tunnel carpale bilaterale e scompenso cardiaco, disautonomia o proteinuria) e cooperare in un'ottica multidisciplinare.